Visura protesti: come cancellare una pendenza

Un assegno senza copertura può portare a negare l’accesso a qualsiasi prodotto finanziario. Quando la visura protesti di un soggetto che ha emesso l’assegno scoperto riporta il debito contratto, la procedura per aggiornare nuovamente il documento, in caso di successiva regolarizzazione della la propria posizione creditizia, non è affatto facile.

Oltre al pagamento dell’assegno, il protestato dovrà richiedere al tribunale un decreto, nel quale si certifica che il creditore non ha più nulla a pretendere dal protestato. Per ottenere il decreto, il protestato dovrà presentarsi davanti al giudice e dimostrare di aver ottemperato al debito. Solo così sarà possibile aggiornare la visura protesti e, in ogni caso, sarà necessario attendere un anno prima che la procedura si concluda.

L’avvenuto pagamento non è l’unico documento valutato dal giudice: la notifica del protesto, i documenti di riconoscimento del richiedente (o il suo certificato di residenza in caso di omonimia) e la visura protesti (potete chiederla alla Camera di Commercio di zona, oppure cercare la visura protesti online).

Una volta ottenuto il decreto dal giudice, potrete ritornare alla Camera di Commercio, richiedendo l’aggiornamento della visura protesti in base ai nuovi documenti presentati. Oltre alla domanda e ai documenti da allegare, dovrete pagare l’imposta di bollo di 14,62 Euro. A questo punto, dovrete solo attendere i venti giorni lavorativi previsti per l’aggiornamento della visura protesti.

La procedura deve essere completata integralmente prima di poter richiedere nuovamente un finanziamento: non potrete recarvi agli sportelli della vostra banca di fiducia mentre siete in attesa del pronunciamento del tribunale sulla vostra posizione creditizia.

Se il protestato non è una persona fisica, ma una società, la richiesta di aggiornamento della visura protesti dovrà essere presentata da un legale incaricato dal Cda della società. Oltre a pagare gli importi dovuti, questa avrà tempo cinque anni per correre ai ripari e sanare la propria posizione. In caso di parere negativo, la società potrà rivolgersi (entro dieci giorni dalla sentenza di primo grado) alla Corte di Appello, per dimostrare di aver estinto il debito.

Anche in questo caso, una volta ottenuto il decreto, si potrà richiedere l’aggiornamento della visura protesti alla Camera di Commercio di riferimento. 

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